La gestione di Motta non ha uno status quo. E la squadra non lo supporta
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"Non sopporto Thiago Motta, e non sono l'unico. Non sai mai cosa aspettarti, da titolare a 90 minuti in panchina". La frase riportata oggi dal Corriere della Sera appare davvero emblematica del rapporto fra il tecnico e la squadra. Perché nel corso dei mesi, dopo un iniziale entusiasmo, i modi hanno increspato il modo di relazionarsi. Basti pensare a Danilo, sicuramente l'emblema di come tutto quanto sia facile da incrinare: da capitano e titolare fisso fino all'epurazione, anche se i motivi c'erano sì e no. Lo stesso brasiliano sarebbe rimasto volentieri per altri mesi alla Juventus, ma è stato messo in condizione di salutare.
Non c'è solo lui, nel calderone. C'è un Koopmeiners trattato come titolare fisso anche quando ha l'influenza, oppure il cambiamento delle gerarchie da un momento all'altro. Da Gatti, all'inizio della stagione, a Thuram. Oppure la situazione di Vlahovic, una miccia che è pronta a esplodere. Ancora, la posizione di Yildiz - che preferirebbe giocare più centrale - ma anche quanto successo con Fagioli: da eroe a Lipsia a zero e cessione in fretta e furia a gennaio.
Insomma, non c'è uno status quo. O meglio, una continuità di pensiero che, poi, inficia anche in quella di rendimento. Le quattro vittorie consecutive in campionato possono dare sollievo, ma la sconfitta contro l'Empoli ha scoperchiato un vaso di Pandora che può essere davvero un problema.