Ardoino (Tether): "Mi scuso per l'incomprensione Mourinho, vi spiego il mio filo diretto coi tifosi. Vogliamo avvicinare la nostra base utenti internazionale alla Juventus. E sullo sponsor..."

Per chi ancora non lo conoscesse, Paolo Ardoino è stato definito da "Repubblica" come l'italiano più influente del mondo delle cryptovalute. Il fondatore e amministratore delegato di Tether è entrato nel mondo del calcio da poco più di un mese, ma le sue opinioni sulla Juventus non sono passate di certo inosservate al tifo bianconero. Nella lunga intervista concessa a Tuttojuve.com, il CEO della società che ha acquisito l'8,2% delle azioni della Vecchia Signora ha risposto - per la prima volta ad un sito monotematico - in maniera esaustiva a tutte le nostre domande:
Il suo augurio di vedere Mourinho in futuro sulla panchina della Juventus non è per niente piaciuto ai tifosi e i commenti ricevuti sono stati abbastanza negativi. Si aspettava questo tipo di reazione?
"Grazie per la domanda. Sono stato evidentemente poco accurato nelle mie affermazioni. Comprendo le reazioni che hanno stimolato la mia dichiarazione tra alcuni tifosi della Juve, e mi scuso per aver generato questa incomprensione. Quando mi è stato chiesto “che allenatore consiglierebbe adesso?”, senza alcun riferimento alla prossima stagione, infatti, ho risposto subito, testualmente “Voglio vedere cosa farà Tudor, sono molto ottimista, è una scelta solida”, e avrei dovuto fermarmi lì, perché ha dimostrato competenza e juventinità nei 7 anni da colonna della difesa e nel periodo da vice di Pirlo. Invece ho concluso la mia risposta, sbilanciandomi, con la parte oggetto del servizio incriminato, cioè “non mi dispiacerebbe vedere ‘Un Mourinho' alla Juve”.
Vuole prendere la palla al balzo e spiegarci che cosa intendeva dire, l'altra sera?
"Quello che intendevo era che non mi dispiacerebbe avere “uno come lui”, un tecnico grintoso, con i suoi tratti tipici, con la sua capacità di fare da parafulmine, attirando su di sé le critiche più aspre per creare uno spazio protetto attorno alla squadra, uno che sappia allentare la pressione e che permetta ai calciatori di concentrarsi completamente “sul campo”. Non era l’esempio più calzante, ma volevo riferirmi quindi al profilo, alla tipologia di tecnico, non alla persona, anche perché qualunque richiamo fatto in questa fase a un allenatore realisticamente disponibile sarebbe stato poco rispettoso per chi è stato incaricato ad assumere il ruolo, con coraggio e amore interesse per la causa, in un momento delicato".
La incalzo e le chiedo subito: come può tornare grande la Juventus nell'immediato, a suo parere?
"La Juve, per tornare grande, avrà bisogno, infatti, di un allenatore psicologo, di una personalità forte e comunque allineata al DNA del club, come credo sia quella di Igor Tudor, un professionista a cui va tutto il mio supporto da tifoso e da azionista. E su questo tipo di allenatore, per come la vedo io, ritengo che si possa essere tutti d’accordo, perché la Juventus ha bisogno di una guida vincente, che incarni sì lo “Stile Juve”, ma abbia soprattutto le spalle larghissime, quelle che servono a sostenere tutto il peso di una storia gloriosa come la nostra".
Sì, ora è decisamente più chiara la sua posizione.
"Conto, con questa rettifica, di aver chiarito la mia posizione, che va al di là di un cognome. Ribadisco che da tifoso quale sono soprattutto, oltre che azionista, è importante per me ascoltare la tifoseria, sia nei momenti buoni che quelli di critica. Fino alla fine. Forza Juve".
La Juve ai tifosi. Visto che siamo già in argomento, ci può chiarire meglio in che modo dovrebbe esser differente la comunicazione tra la Juventus e i suoi supporters? Vedrebbe bene una figura come quella di John Elkann più coinvolto in questa attività?
"Parlo di un modo di esporsi diretto, come quello dei CEO delle grandi aziende multinazionali, che dialogano con clienti e fan, li ascoltano e li informano su quanto succede e li rassicurano nei momenti più difficili. Prendiamo ad esempio Mark Zuckerberg, Sam Altman, Jensen Huang e, perché no, Elon Musk o, nello sport, ex proprietari NBA come Mark Cuban, fino al recente cambiamento operato da Sir Jim Ratcliffe nella comunicazione del Manchester United, durante una congiuntura più che complessa per il club, con le recenti dichiarazioni dirette fatte in prima persona al podcast di Gary Neville. Prendiamo ad esempio quello che, alla Juve in un ruolo non operativo, sto provando a fare io (con i passaggi a vuoto che vanno sempre tenuti in conto quando si adotta questa modalità): si tratta semplicemente, quando possibile, di bypassare livelli e livelli di avvocati, procuratori e uffici stampa, per instaurare un filo diretto con la tifoseria, che è la linfa della squadra e della società, e merita trasparenza in ogni circostanza, soprattutto quando non si vince, anche se poi dovesse reagire “di pancia”, com’è successo con me. Si tratta di passione, è assolutamente comprensibile. Ma se non ci si mette in gioco, se non ci si mette la faccia, anche a costo di fare errori, sarà impossibile costruire qualcosa di forte e allineato con la tifoseria. Con Tether, questo approccio, tenuto anche durante alcune vicissitudini passate e superate, ci ha portato ad avere una solidissima base di 400 milioni di utilizzatori in tutto il mondo, con realistiche probabilità di raggiungere, in futuro, il miliardo di utenti nel pianeta. Quanto alla possibilità che la proprietà possa parlare ai tifosi in modo diretto, dall’esterno ritengo senza dubbio che abbia le competenze per farlo, e andrà poi fatta una valutazione effettiva su chi dovrà rappresentarla, qualora decidessero di abbracciare tale stile di comunicazione".
Vi siete dati un tempo per mettere in pratica il vostro motto "Make Juventus Great Again"? Entro quanti anni la Signora tornerà grande come un tempo nei vostri piani?
"Chiaramente, siamo fiduciosi che la Juve possa ritornare già dal prossimo anno a competere come favorita per lo scudetto e a ritrovare un ruolo da protagonista nell’Europa che conta. Essere azionisti, però, è un “fino alla fine”, un impegno di lungo, lunghissimo termine: alla base di questa scelta, c’è la volontà di restare disponibili per raggiungere questo scopo senza scadenze. A questo si ricollega l’affermazione “potremmo sostenere la Juve per altri 1000 anni”, rafforzata, chiaramente, dalla solidità dei nostri mezzi (144 miliardi di dollari di capitalizzazione, 168 di riserve, alla giornata di oggi)".
In che modo potreste aiutare la dirigenza ed eventualmente collaborare con loro?
"La domanda è ben posta, perché si tratta appunto di voler aiutare dirigenza e proprietà potendo dire la nostra, e non di sostituirle. Poi, e per noi è normale parlarne (perché veniamo dal mondo della finanza, mentre nel calcio italiano lo è un po’ meno), siamo sempre pronti a valutare qualunque alternativa, come in ogni investimento che facciamo. Anche il parallelismo che ho fatto con il Milan di Berlusconi va interpretato in questa chiave: è cristallina la storicità, la “sacralità” del binomio Juve-Agnelli e non è nostro intento metterlo in discussione (ha reso bianconeri anche noi!) o fare paragoni, ma intendere che, per forma mentis e abitudini aziendali, siamo sempre pronti a considerare ogni possibilità, anche quella più remota. Una collaborazione, però, per essere concreta, si deve fondare su un dialogo, che è quello che vogliamo avviare, adesso o magari quando la squadra vivrà un momento meno delicato sul campo. Su questa base, anche se, da tifosi, ci piace sognare, e ci piacerebbe contribuire quindi all’arrivo di grandi nomi e al ritorno di figure come Del Piero, Chiellini, Buffon, Zidane… ma non vogliamo fare “gli allenatori dal divano”, suggerendo calciatori, direttori sportivi e tecnici qua e là. Per rendere l’idea, potremmo certamente avvicinare la nostra base utenti internazionale a quella della Juventus, dando un impatto rilevante in ambito marketing e merchandising, e sviluppare progetti di innovazione mediante le tecnologie più all’avanguardia di cui disponiamo: sistemi di transazione digitali, blockchain, media, intelligenza artificiale, energia rinnovabile e molto altro. Parleremo eventualmente dei dettagli all’attuale dirigenza e alla proprietà ma, in sintesi, tutto ciò potrebbe portare nuovi introiti alla società sia in modalità diretta che mediante la crescita del brand della squadra e di ciò che, gradualmente, tale crescita può generare (diritti televisivi, partnership, nuovi sponsor e molto altro)".
Le piacerebbe che Igor Tudor restasse anche l'anno prossimo alla guida della Juventus?
"Lo ribadisco: assolutamente sì. Anche perché ciò significherebbe due cose, e cioè: 1) che avrebbe portato la Juve in Champions, confermando talento e carattere nelle 9 partite che ci restano da giocare; 2) che la squadra potrebbe ripartire, nella stagione 25/26, sulle ali dell’entusiasmo e da un progetto juventino al 100%, con un tecnico che ha fatto dei nostri colori la sua seconda pelle".
Curiosità: visto che la Juventus non ha ancora uno sponsor sulle maglie, non è che Tether potrebbe essere una soluzione in tal senso?
"Come già detto, non escludiamo nulla, ma dobbiamo prima di confrontarci con proprietà e dirigenza, per poter valutare concretamente qualunque opzione. A ogni modo, riterremmo più saggio, per la squadra e la società, costruire valore a lungo termine mediante le nostre competenze, attraverso collaborazioni e investimenti che generino ritorni come quelli appena descritti".
Si ringrazia Paolo Ardoino per la cortesia e la disponibilità dimostrata in occasione di questa intervista.