Abbiati: "Tudor ha grande personalità e può dare un qualcosa alla Juventus"

03.04.2025 22:10 di  Redazione TuttoJuve  Twitter:    vedi letture
Abbiati: "Tudor ha grande personalità e può dare un qualcosa alla Juventus"

L'ex portiere della Juventus Christian Abbiati è stato il protagonista del nuovo episodio di Storie di Serie A. Le sue parole:

IL NUMERO 32

"Il numero 32 è nato da Christian Vieri e poi è partito con Brocchi, Di Biagio e poi a scendere. Siamo un gruppo di amici, mentre giocavamo avevamo tutti il 32 in squadre diverse. È rimasto attaccato a me, ho aperto la concessionaria con questo numero e mi ha accompagnato nel raccogliere grandi soddisfazioni."

IL CALCIO E LE MOTO

"La mia carriera è stata una favola che ha avuto un lieto fine. Sono sempre stato abbastanza fortunato, ho iniziato nel Monza e ho vinto subito il campionato, stessa cosa nel Milan quindi per me è stata una lunga favola.

Sto cercando di fare lo stesso cammino con le moto che sono una mia grande passione, il mio sogno era aprire una concessionaria Harley-Davidson e ci sono riuscito."

L'ABBIATI SULL'HARLEY E L'ABBIATI CALCIATORE

"Sono due Abbiati diversi quelli del calcio e della moto. Sono cresciuto, sono diventato uomo. Nel calcio è differente, hai degli obiettivi da raggiungere, giochi solo per vincere quindi è molto più complesso. La tensione è completamente diversa. Questa è una passione e un divertimento e non vedi l'ora di partire con gli amici e fare festa.

Il calcio è stato praticamente amore a prima vista, l'amore per l'Harley è nato dal mito americano. All'inizio non potevo usarla perché giocando non si può, ma piano piano sono entrato in questo mondo e appena ho smesso è cominciata questa avventura."

LA FIGLIA GIULIA

"Giulia non è amante dei lunghi viaggi in moto, a parte i giretti veloci, non gira in moto con me. Sono molto orgoglioso di lei perché ha fatto tutto da sola. Ha fatto la gavetta e adesso sta iniziando a togliersi le sue soddisfazioni. E' poco appassionata di calcio, ma lo è molto di musica (ride, n.d.r)."

L'ADDIO AL CALCIO

"L'addio al calcio è stato un percorso naturale perché io avevo un altro anno di contratto e in una settimana ho deciso di smettere. Non mi trovavo più in quell'ambiente, aveva lasciato il presidente Berlusconi e poi sapendo che anche il dottor Galliani sarebbe andato via ho deciso di anticipare i tempi e di smettere."

GLI ANNI DI FORMAZIONE

"Io sono molto contento di aver fatto questo tipo di percorso, anche di essere passato dal Monza all'interregionale. E' vero che il campionato primavera è molto competitivo e il livello è alto però giocare con compagni di squadra che hanno già oltre 30 anni ti fortifica il carattere e la personalità."

IL SOGNO DI UNA GRANDE SQUADRA

"Volevo arrivare in una grande squadra e la consapevolezza che ho raggiunto, l'ho raggiunta senza avere grandi aspettative o ambizioni. A 17/18 anni volevo solo giocare e poi sono anche stato fortunato perché oltre alle doti e alla testa ci vuole anche un po' di fortuna." 

IL MILAN

"La chiamata del Milan arrivò mentre ero a casa. In realtà sarei dovuto andare alla Lazio, ma arrivò la chiamata dove mi dissero che sarei dovuto andare al Milan, ed essendo io di Milano ero molto contento. Sono diventato tifoso giocando, perchè mi piaceva il calcio ma non ero patito di una squadra in generale, anzi più che altro guardavo i portieri."

L'ESORDIO

"L'aneddoto che ricordo di quella partita è il fatto di entrare in campo e vedere tutte quelle persone. E' un flash che mi rimarrà come ricordo sempre.

E' stato tutto bello, se penso a quelle cinque giornate di squalifica di Sebastiano Rossi e io titolare, è stata un'emozione assurda a 19/20 anni. L'emozione c'era."

LO SCUDETTO DI ZACCHERONI E DI PIOLI

"Noi abbiamo fatto una rincorsa importante con Zaccheroni, avevamo vinto le ultime sette partite, dietro di sette punti. Mentre Pioli aveva l'Inter davanti però più o meno sono simili questi due scudetti"

LE PARATE SU BUCCHI E KALLON

"Per me è più importante la parata su Bucchi, mentre per il popolo milanista quella nel derby in Champions. 

Non ho mai vissuto momenti di così alta tensione tra semifinale di andata e di ritorno di quella Champions. Sei giorni dove penso di aver dormito pochissimo e non essere mai uscito di casa, perchè appena mettevo piede fuori tutti erano pronti a dirti "mi raccomando", mettevano pressione. E poi avevo paura anche di beccare i tifosi dell'Inter (ride, n.d.r)

Anche il semifinale, il derby è vissuto in modo diverso. Giochi la domenica, il lunedì ci sono gli sfottò e al martedì non c'è quasi più niente."

MANCHESTER DA SECONDO 

"Mi ricordo che a fine partita con l'Inter, c'era Dida in campo e gli dissi "adesso fammela vincere" e così è stato. Ho sempre avuto buoni rapporti anche da secondo perché io sono un competitivo ma leale. Io mi impegno, do il massimo, poi se ho un compagno davanti che è più forte, ben venga e farò di tutto per metterlo in difficoltà, ma sono sempre stato leale."

L'ESTATE DEL 2005

"Dietro le quinte non so come sia andata. Però è stata un'estate particolare. Sono stato un mese al Genoa poi è successo quello che è successo inaspettatamente per quanto mi riguarda. Ci vuole anche fortuna, vai in una squadra che in teoria doveva lottare per salvarsi e alla fine ti trovi a vincere uno scudetto con la Juve."

BERLUSCONI, GALLIANI E BRAIDA

"Sono stati i miei padri calcistici. Ariedo quando lo vedo tutt'ora lo chiamo papà, mentre con Galliani ci sentiamo ancora. Mi sono stati vicini, sono stati bravi ad insistere perché quando facevo il terzo al Milan a me sarebbe piaciuto giocare, invece loro insistettero, mi dissero di stare tranquillo e alla fine hanno avuto ragione loro. Sono state le persone più importanti della mia carriera.

LA STORIA LONTANA DAL MILAN

"Venivo da tre stagioni, di cui due giocando poco e volevo giocare. Ho avuto la fortuna di andare alla Juve, poi ho scelto di andare a Torino, volevo provare un'esperienza all'estero ed è capitato assieme al povero Bronzetti. Ho chiamato Galliani che mi ha dato il via libera per andare all'Atletico Madrid, dove mi sarebbe piaciuto rimanere se non fossi tornato al Milan."

DONNARUMMA

"Gigio era di un'altra categoria. Quando arrivano i ragazzi giovani in prima squadra la principale difficoltà che hanno è la velocità della palla, i tiri dei campioni che ci sono in prima squadra sono diversi dai tiri della primavera, e lui a 16 anni era già era pronto che è una cosa meravigliosa, un talento su non so quanti."

MIHAJLOVIC

"Sinisa è una grande personalità, un grande uomo di cuore. Peccato che il finale di quella stagione sia andato in malo modo ma aveva fatto un grande cammino. Ha avuto il coraggio di lanciare Gigi (Donnarumma, n.d.r) che non è da tutti Però me lo ricordo È stato un anno positivo per me Anche se è stato l'ultimo Io penso di aver giocato una o due partite Non mi ricordo Ma ero lì pronto ad aiutare tutti quanti."

LA FOLLIA DEL PORTIERE

"Io sono un orso, ma grandi follie mai. Ero molto introverso al campo perché per me era sacro Milanello."

CHI LO HA AIUTATO NELLA SUA CARRIERA

"Nelle fasi ho sempre avuto persone che mi hanno aiutato tanto, dal settore giovanile al Monza, Biffi che oggi è allenatore dei portieri all'Atalanta e poi un nome su tutti è William Vecchi, che purtroppo non c'è più. Tutti mi hanno dato qualcosa però il nome principale è il suo."

ALLENATORE DEI PORTIERI E CLUB MANAGER

"Non ho mai pensato di fare l'allenatore dei portieri, io con il calcio ho un rapporto particolare. Finché giocavo bene, ma sono voluto uscirne completamente.

L'esperienza da club manager è stata complicata perché hai un ruolo dove ti trovi in mezzo tra l'allenatore e il direttore sportivo e non sai bene come muoverti perché se sbagli a muoverti magari un giocatore pensa che tu faccia la spia, è difficile. Poi io ero con la proprietà cinese, non mi sono trovato e ho preferito fare altro. Se dovessero chiedermi di rientrare? Io ho sempre detto che ascolto tutti, c'è un 10%, ma al 90% continuo sulle mie 

moto."

IL TROFEO AL QUALE E' PIU LEGATO

"La Champions League è il sogno di qualsiasi calciatore ma il primo scudetto sicuramente. E' stato inaspettato per una serie di motivi, come il fatto che fossi il terzo portiere, che fossimo indietro, che non fossimo la squadra più forte, quindi il primo scudetto."

LE AMICIZIE NEL MONDO DEL CALCIO

"Tante amicizie le perdi, perché magari tanti tornano nelle proprie città e nei propri paesi. Però rimane sempre quel legame, quella corda rimane sempre attaccata, quindi con tanti magari meno ma ci si sente ancora."

GUARDARE LE PARTITE

"Ho visto purtroppo Napoli-Milan. Mi piace comunque seguire, guardare i risultati, la Serie C, la Serie B e infatti faccio il tifo sfrenato per Pippo Inzaghi. mi piace molto seguire, soprattutto anche gli ex compagni che fanno oggi gli allenatori."

TRATTATIVE CHE MAGARI HA RIFIUTATO

"Per me esisteva solo il Milan. Gli ultimi anni avevo un procuratore ma era più amicizia che procura, perché comunque con Galliani e Braida c'era un rapporto amichevole e si riusciva a fare tutto. C'era la trattativa con il Palermo, dove Galliani mi disse di andare, io gli dissi 'vediamo' ma alla fine sono riuscito a rimanere al Milan."

UN RIMPIANTO

"Sono dell'idea che se doveva andare così, è giusto che sia andata così. Magari se ci fosse stato ancora il presidente al Milan avrei fatto un anno in più, però non è un rimpianto."

L'INFORTUNIO AL GINOCCHIO

"Non è stato il momento più complicato, ma è stato sicuramente un dispiacere perché ero tornato al Milan ancora da terzo o da quarto perché davanti c'erano Kalac, Storari, Dida. Aver riconquistato il posto e poi essermi fatto male ha creato un po' di delusione."

L'ALLENATORE PERFETTO 

"E' difficile dirlo. Zaccheroni mi ha lanciato, Allegri per me è un grande e con lui ho fatto il maggior numero di presenze, ma anche se è scontato dico Ancelotti."

VIAGGIO DEL CUORE E LUOGO CHE VORREBBE VISITARE

Il viaggio del cuore è il primo raduno che ho fatto in Francia con tante moto e tante gente, mentre il luogo che mi piacerebbe visitare è difficile ma in questi nove anni di raduni ho avuto la fortuna di visitare tutta l'Italia, cosa che probabilmente in macchina non sarei riuscito a fare.

IL MILAN OGGI

"Quest'anno lo vedo negativo. Per me il Milan dev'essere là in alto, non ce n'è. È vero che c'è una ricostruzione e un progetto in corso ma ad oggi non sembra stia andando bene."

PORTIERI CAPITANI (Lui e Maignan)

"Non conosco bene Maignan ma da quello che vedo fuori ha molta personalità anche se io non condivido che il portiere abbia la faccia di capitano perché se succede qualcosa nell'altra area il capitano è il primo che dovrebbe parlare con l'arbitro però visto la personalità e l'importanza che ha in questa squadra può darsi che sia giusto che ce l'abbia lui.

Secondo me è un ottimo portiere, che gioca anche nella nazionale francese. Probabilmente anche lui ha avuto un calo e i media lo fanno notare molto di più."

AVERE DUE PORTIERI

"Ci deve essere una gerarchia ma penso che una grande squadra che vuole vincere in tutte le competizioni debba avere anche due portieri forti."

TUDOR

"Con Tudor ho fatto un mese scarso alla Juve. Come allenatore purtroppo non lo conosco ma ho visto i risultati che ha conquistato con altre squadre e mi sembra che abbia fatto molto bene. Ha una grande personalità e penso che possa dare un qualcosa alla Juventus."

PORTIERE A CUI SI ISPIRAVA

"Mi ispiravo all'uomo ragno Walter Zenga. A parte essere bravo in porta era anche molto esuberante fuori dal campo."

I TRE PORTIERI PIÙ FORTI DELLA STORIA E DI OGGI

"Per me i portieri più forti sono stati Peruzzi, Buffon e Toldo, mentre oggi Donnarumma."

STATO D'ANIMO QUANDO GUARDA IL MILAN

"Sono molto nervoso, fumo sigarette a non finire. Io non vado allo stadio, ma una volta quando ci sono andato ho spaccato il televisore davanti. Mi innervosisco non perché non giocano ma perché sono in tensione, ce l'ho dentro."

ABBIATI NEL 2035

"Una volta ho detto che mi sarei visto nonno, posso rimangiarmi le parole? (ride, n.d.r). Non lo so, io vivo molto il presente. Sono sereno oggi facendo questo tipo di vita. Mi auguro di essere sereno anche tra 10 anni. Presumo che sarò ancora qua, però non lo so (ride, n.d.r)."