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Matteoni (Sportske Novisti) su Tudor: "Non voleva fare il traghettatore, ma ha risposto col cuore alla chiamata della famiglia. Aver fatto parte della Juve del 5 maggio per lui è un trofeo"

02.04.2025 14:30 di  Mirko Di Natale  Twitter:    vedi letture
ESCLUSIVA TJ - Matteoni (Sportske Novisti) su Tudor: "Non voleva fare il traghettatore, ma ha risposto col cuore alla chiamata della famiglia. Aver fatto parte della Juve del 5 maggio per lui è un trofeo"
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La redazione di TuttoJuve.com ha contattato telefonicamente, in esclusiva, il collega di Sportske Novisti, Robert Matteoni, per parlare approfonditamente della prima di Igor Tudor sulla panchina della Juventus e non solo:

In Croazia, come avete commentato la prima partita di Igor Tudor sulla panchina della Juventus?

"Siamo stati felici, innanzitutto, nel vedere un connazionale diventare l'allenatore di un club così importante come la Juventus. Poi, naturalmente, la vittoria ha reso ancora più felici tutti i sostenitori di Igor Tudor e coloro che riconoscono un'immagine positiva anche per il nostro calcio. I commenti sono stati entusiasti, ed è stato chiaro a tutti che non sarebbe stato possibile cambiare in modo significativo la squadra dal punto di vista tecnico e tattico in pochi giorni. Ma era chiaro che Tudor è riuscito a trasferire parte della sua enorme energia ai giocatori. E questo è già un passo avanti importante, perché indica che la squadra lo ha accettato".

Per come lo conosci, Tudor riuscirà ad essere quel valore in più per permettere alla Juventus di raggiungere il quarto posto in Serie A?

"È difficile dirlo, a mio avviso. Perché quando prendi in mano una squadra al termine di una stagione così complicata, molto di ciò che è successo antecedentemente influenza il lavoro dell'allenatore attuale. Ciò di cui sono certo è che Igor Tudor darà tutto ciò che ha in termini di conoscenze ed esperienza maturate nella sua già lunga carriera di allenatore. A questo proposito, c'è una cosa molto importante da dire: Tudor ha il DNA della Juventus. Lo ha dimostrato da giocatore e ha avuto modo di respirare l'atmosfera dell'allenatore quando era vice di Pirlo".

Poi è anche una persona dal carattere particolare e molto forte.

"Tudor è un ragazzo di temperamento e non c'è bisogno di spiegargli cosa è importante per la Juventus. Devi vincere perché è tutto ciò che conta. Soprattutto adesso che siamo nella fase finale e si vuole raggiungere l'obiettivo del quarto posto e della Champions League. E con cio restituire la giusta dose di dignità a un grande club, che ha sempre bisogno di piu poiché lo merita per la storia e gli investimenti".

La Juventus potrebbe decidere anche di non rinnovare il suo contratto in caso di qualificazione in Champions League. Ti aspettavi che Igor potesse accettare un contratto di soli tre mesi? È l'occasione della carriera per lui? 

"Sappiamo che non voleva davvero prendere in considerazione gli inviti degli altri club per fare il traghettatore. Ma quando si è cominciato a parlare della Juventus, ero convinto che Tudor avrebbe accettato tutte le opzioni che il club avrebbe offerto. Ogni giocatore che ha avuto una grande carriera ha sempre un club al quale è particolarmente fedele".

La Juventus in Italia e l'Hajduk in Croazia, giusto?

"Sì, esatto: in Croazia è l'Hajduk, nel resto del mondo è sempre la Juventus. Sono andato a trovarlo diverse volte quando giocava a Torino e, purtroppo, quando subiva gravi interventi chirurgici. In tutti i casi ha sempre avuto un orgoglio particolare nell'appartenere alla famiglia Juventus. Ecco perché non mi ha sorpreso il fatto che non abbia fatto nessun tipo di calcolo. Farebbe qualsiasi cosa per la Juve. È vero che è un rischio, ma quando la tua "famiglia" ti chiama per chiedere aiuto, pensi con il cuore. Dopotutto, c'è sempre la possibilità che in questo periodo dimostri il suo indubbio talento da allenatore e quindi possa convincere la Juve a dargli fiducia a lungo termine".

Lui si è emozionato nel parlare di Marcello Lippi, ma secondo te da quale allenatore ha preso di più nel corso della sua carriera?

"Ha avuto diversi allenatori eccellenti e ricordo che all'inizio della sua carriera di allenatore mi disse che aveva imparato qualcosa da tutti e che avrebbe utilizzato quelle esperienze nel contesto della creazione della sua idea di calcio. Tuttavia è del tutto logico che Marcello Lippi sia un allenatore speciale per Igor. Lo ha avuto per più tempo, e in un periodo particolare della carriera della Juventus e di Tudor".

Poc'anzi mi hai detto che spesso sei andato a trovarlo a Torino quando era calciatore. C'è un aneddoto che ricordi con lui con mister Lippi, ad esempio?

"Lippi aveva grande stima per Igor e ricordo quando ero lì nel 2002, credo fosse il 5 maggio, quando si giocò l'ultima partita della stagione e quella dello scudetto. Accadde a Udine e Lippi mise Tudor nel ruolo di centrocampista difensivo. Il fatto è che Igor aveva avuto seri problemi nei mesi precedenti tra infortuni alla caviglia e infiammazione agli adduttori che gli fecero saltare più di 20 partite. Ha rischiato di sottoporsi a un intervento chirurgico e di perdere il campionato del mondo con la Croazia in Giappone e Corea del Nord. Tudor, ovviamente, importante per Lippi e il tecnico era per lui un'autorità che veniva ascoltata. Penso che abbia giocato circa 70 minuti, poi è uscito perché gli faceva male la gamba. La Juventus ha vinto ed era una squadra fantastica. Buffon-Thuram, Iuliano, Ferrara, Montero (il migliore amico di Tudor) - Tudor, Davids, Conte - Nedved - Trezeguet, Del Piero".

Chi sta leggendo l'intervista non può non emozionarsi, devi sapere che il 5 maggio è davvero molto importante per ogni tifoso juventino.

"Posso solo immaginarlo. Per Tudor aver fatto parte di quella formazione è un trofeo, lui ha vissuto così quegl'anni. Sfortunatamente per la nazionale, dovette sottoporsi a un intervento chirurgico e non poté partecipare alla Coppa del Mondo".

Credi davvero che Dusan Vlahovic e Teun Koopmeiners, tra i più deludenti di questa stagione, con Igor Tudor possano tornare a giocare bene?

"Come giocatore, Tudor ha dovuto affrontare diverse situazioni difficili nel corso della sua carriera. A volte era il risultato del suo temperamento, a volte era la frustrazione dovuta a una serie di infortuni, sfortuna e altre cose. Come allenatore è cosi più facile comprendere i problemi dei giocatori, come l'adattamento a un club nuovo e importante, o le fasi in cui non sono in forma e perdono fiducia, ecc. Tudor saprà sicuramente come aiutare questi giocatori a crescere, puntando innanzitutto sulla carta dell'aumento della loro autostima. Quando i giocatori hanno qualità come quelle menzionate, allora c'è sempre un modo per aiutarli a uscire dal tunnel dei problemi".

Come mai, nei mesi successivi alla rottura con la Lazio, Tudor non è stato contattato per allenare in Croazia?

"La questione è molto chiara: Tudor riceve molte richieste dall'estero ed è logico che a questo punto della sua carriera, a 46 anni e quando è appena entrato nel suo apice, si aspetti offerte di club più importanti. Il calcio in Croazia è a un livello inferiore rispetto ai campionati europei più forti, principalmente perché non ci sono opportunità concrete per grandi progressi. Va detto che, nei suoi 15 anni di carriera, Tudor ha dimostrato il suo attaccamento all'Hajduk e Spalato. È stato assistente allenatore del Reja, poi di diverse squadre giovanili, prima di ottenere il suo primo incarico da primo nell'Hajduk dove vinse la coppa. Poi andò all'estero: Grecia, Turchia, poi all'Udinese e successivamente di nuovo all'Hajduk".

Non è che c'entra quando detto prima, ovvero che Tudor si sente legato all'Hajduk e dunque non prenderebbe in considerazione nessun altro club?

"Il rapporto tra i giocatori Spalatini e il l'Hajduk è tale che non sono sicuro che Tudor accetterebbe di allenare un altro club croato. È certo che in molti vorrebbero vederlo in panchina, ma tutti sanno che sarebbe molto dura attirarlo soprattutto perche ha offerte in continuazione dal Europa, con condizioni incomparabilmente migliori per far bene. E infine devo dire che Tudor era molto legato alla sua famiglia, che si trovava a Spalato, e che non voleva andare da nessuna parte a nessun costo. Finché non ha chiamato la Juve...".

Si ringrazia Robert Matteoni per la cortesia e la disponibilità dimostrata in occasione di questa intervista.